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Il criticone automatico

E’ più sensata l’idea di un’auto che “si guida” completamente da sola, o piuttosto quella di un’auto che richieda l’intervento del conducente umano quando le condizioni dovessero diventare problematiche?

Non sappiamo cosa sia successo di preciso a bordo dell’autovettura che nel 2015 s’era scontrata con un camion, causando la morte del conducente, ma la banalità della dinamica (un rimorchio di colore bianco, considerato dal sistema automatico un tutt’uno con il cielo chiaro sullo sfondo) fa pensare che un conducente umano avrebbe evitato l’incidente – o frenato per tempo, limitandone gli effetti tragici.

La soluzione più logica, quindi, sembra essere un sistema capace di “guidare” in condizioni normali, passando poi il controllo al conducente umano nelle situazioni di crisi. Eppure, non è detto che sia così semplice: quanto ci faremmo trovare pronti all’emergenza? E’ facile immaginare che, nel corso di un lungo viaggio, troveremmo difficile resistere alla tentazione di fare qualcosa di più interessante che stare a guardare un pilota automatico.

Guardian_computers

Questo eccellente articolo del Guardian, attraverso il drammatico esame di un noto incidente aereo, sottolinea anche altre ragioni – più profonde – che ci dovrebbero far riflettere e dovrebbero soprattutto far riflettere i legislatori su quale natura debbano avere i vincoli che regoleranno la messa in circolazioni di autovetture con il pilota automatico.

“quanto tempo avrai per agire, quando alzerai la testa dal tuo smartphone e vedrai un autobus che sta sbandando verso di te?”

In breve, un argomento importantissimo riguarda non soltanto l’attenzione che saremmo in grado di tenere viva istante per istante e i relativi tempi di reazione, ma anche la nostra capacità di interpretare la situazione e le informazioni forniteci dal sistema.

L’aspetto più interessante, tuttavia, va ben al di là della questione delle autovetture a guida autonoma, ed è legata al fatto che, per ogni compito che deleghiamo a un sistema automatizzato, cala la nostra abilità nello svolgerlo: è una semplice questione di allenamento. E con l’abilità generale, cala – a maggior ragione – la capacità di regire in una situazione di crisi. Dopo anni trascorsi senza un ruolo attivo nella guida, e decine di migliaia di chilometri percorsi senza problemi, quanto saremmo bravi a prendere in mano la situazione nel momento in cui il pilota automatico non fosse in grado di cavarsela da solo?

Il ragionamento si applica senz’altro alle applicazioni spettacolari come, appunto, l’autovettura a guida autonoma ma – perché no – anche a casi molto meno affascinanti ma con un impatto molto forte sul mondo del lavoro come ad esempio l’automazione delle interazioni più semplici con i clienti attraverso i cosiddetti chatbot: non corriamo forse il rischio che gli operatori umani, che dovrebbero intervenire nei casi conflittuali, si troverebbero a non avere la facilità creata dall’aver condotto numerose conversazioni a conflittualità bassa o nulla, e la familiarità con i processi “normali”?

Questo non significa di certo che dobbiamo buttare tutto alle ortiche e tornare all’antico, ma ci può dare degli spunti di riflessione molto interessanti su quale sia davvero il modo migliore per introdurre innovazioni di questo genere. Pensiamo ad esempio a un dispositivo che è già presente in massa nelle nostre autovetture: l’ABS è l’esatto contrario del pilota automatico, in quanto ci lascia il completo controllo della frenata nella maggior parte dei casi, intervenendo solo nei casi estremi – quelli in cui, per motivi assolutamente oggettivi, la nostra azione istintiva (la frenata più forte possibile) non sarebbe quella più efficace (perché le ruote slitterebbero), calcolando dei correttivi ed applicandoli con una rapidità e una precisione impossibili per un essere umano.

Perché non immaginare, allora, una sorta di compagno di viaggio ipercritico, capace di identificare i segnali precoci di situazioni o comportamenti potenzialmente pericolosi, e invitarci a correggere il nostro comportamento e – nei casi in cui sia possibile, sensato o necessario – prendere il controllo, proprio come nel caso dell’ABS?